I buoni samaritani di oggi
Nel Vangelo fu un dottore della legge a chiedere a Gesù: «Chi è il mio prossimo?». Probabilmente si aspettava una definizione che stabilisse i limiti dei suoi obblighi. Invece di dare una definizione, Gesù raccontò la storia di un uomo sfortunato che era stato picchiato, derubato e lasciato mezzo morto sul ciglio della strada. Diversi membri rispettabili della società udirono il suo grido di aiuto, ma lo ignorarono. Un passante però – un samaritano – udì i gemiti dell’uomo, fu mosso a compassione e accorse in suo soccorso. Gli fasciò le ferite, lo portò in una locanda e si offrì persino di pagare le sue spese. Dopo aver ascoltato la storia, il dottore della legge riconobbe che era stato proprio il disprezzato samaritano a dimostrarsi il vero prossimo di quell’uomo sfortunato. Gesù concluse allora: «Va’ e fa’ lo stesso anche tu». Se Gesù dovesse raccontare questa storia oggi, forse la racconterebbe in modo diverso. Potrebbe parlare di una famiglia di rifugiati ucraini che ha dovuto fuggire dalla propria casa a Mariupol. Lasciandosi alle spalle tutti i propri averi, sperando disperatamente di trovare sicurezza per i propri figli, dopo mesi di respingimenti arrivano infine in un piccolo villaggio nell’Irlanda occidentale. Lì vengono accolti dalla comunità, ospitati da una famiglia del posto e accolti calorosamente nella scuola locale. O forse Gesù racconterebbe un’altra storia: quella di coloro che partono – spesso sfidando le norme ufficiali – per soccorrere i migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo su imbarcazioni precarie sul punto di affondare. Ci sono tantissime storie che Gesù potrebbe raccontare sui buoni samaritani di oggi, che vengono in aiuto dei nostri vicini migranti. Le sue parole di commiato, tuttavia, rimarrebbero le stesse: «Va’ e fa’ lo stesso».
Patrick Carberry SJ, Living Prayer 2024